Sospesi Su un filo teso plastico che al tocco si disintegra in mille schegge dorate, affilate come zanne avvelenate. Distendo le estremità sottili del mio bilico, si estende l’altitudine su cui barcollo instabile. Temo di crollare a picco su un mare in cui non so nuotare, disadattata della vita e dell’amore che mi pervade, manipola, assale, incatena, opprime come schiava della sua corrente; e mentre mi sussurra <<inadeguata>> io mi pento, crogiolata nel tormento per provare ciò che provo e che non provo, sento e non sento: è tutto spento. Lontano, dalle mie corde tese che vorrebbero soltanto intrappolare una preda da smembrare lentamente, come il sentire mi violenta: ragnatela. Condannata all’incubo di un buio imperscrutabile e una luce aristocratica che mi è preclusa <<Illusa!>> grida confusa. E quando al risveglio mi ritrovo, respiro leggera emersa dall’apnea. <<Vergogna>> sogghigna, <<Impazzirai.>>