Sospesi
Su un filo teso plastico
che al tocco si disintegra 
in mille schegge dorate,
affilate come zanne avvelenate.

Distendo
 le estremità sottili del mio bilico,
si estende
l’altitudine su cui barcollo instabile.

Temo
di crollare a picco 
su un mare in cui non so nuotare,
disadattata della vita 
e dell’amore
che mi pervade, manipola, assale, 
incatena, opprime
come schiava 
della sua corrente;

e mentre mi sussurra <<inadeguata>>
io mi pento,
crogiolata nel tormento 
per provare ciò che provo
e che non provo,
sento e non sento: è tutto spento.
Lontano, 
dalle mie corde tese 
che vorrebbero soltanto intrappolare 
una preda da smembrare lentamente,
come il sentire mi violenta:
ragnatela.

Condannata all’incubo
di un buio imperscrutabile
e una luce aristocratica che mi è preclusa
<<Illusa!>> 
grida confusa.

E quando al risveglio mi ritrovo,
respiro leggera
emersa dall’apnea.
<<Vergogna>> sogghigna, <<Impazzirai.>>