Presente che sa di passato. 
La freschezza dei profumi risvegliati, 
nutriti dagli acquazzoni e covati nelle gelate invernali al caldo del nido della madre terra.
Nel bagaglio tensione, aloe vera sulle scottature della stagione dura
 e compassione per la stagione gentile.
La bellezza del mezzo
intermediario tra gli intermediari, 
portavoce del vecchio e araldo del nuovo, limite che si assottiglia ad ogni raggio di sole.
Ricordo la cascata,
acqua che scorre sui miei guai ibernati 
sospesi nell’atmosfera media come un limbo in cui trovare risposte a domande già sentite,
 ma ancora da sentire. 
Adagiata sulla roccia umida ad ascoltare il limpido scorrere,
mentre stregata dal getto esplosivo 
abbandoni il pensiero assillante
del labirinto in cui sei intrappolato.
Via con le gocce, dentro le gocce, incastrato nelle gocce, 
che si fondono in un flusso perpetuo
e trascinano a valle 
l’ossessione di una nuova prigione:
libera, 
e ancora prigioniera
nella primavera.