Le mie giornate 
sono nomi,
volti,
ricordi, 
racconti,
profumi che parlano 
intrisi di vissuti e viventi
che rivivono e rivivranno in futuri vicini e presenti lontani,
come se il tempo non macchiasse
i loro progetti
né i frammenti 
di vita che contengono
pèrdono e mantengono.

Sono colori, sapori e 
delusioni, illusioni e
dissapori, cecità e visioni
che fanno da padroni
a incompleti tesori,
custoditi con premura 
da chi vive di memoria.

Esorcizzo i dolori
come demoni che mi possiedono
e mi perdo al loro interno 
sorgendo impersonale,
incapace di decidere 
e distinguere
la vittima dal carnefice.
Vittima del giogo di passati turbolenti, 
che si inchinano al mio grembo 
come manipolatori fraterni,
mentre attendono di penetrarmi 
e poi smembrarmi
dal presente che incarno.

Addio, vita nuova.

Ti condanno allo smarrimento 
in tempi grigi che hai temuto
e che ancora ti consumano
tra le braci di ciò che non ami.
Accontentati adesso,
 di concedermi il tuo corpo,
che attraverserò con violenza
fino a strappare via la carne
della speranza neonata.
Goditi le ombre che non hai superato,
mentre ti vanti di traguardi
che non hai raggiunto
e ti vergogni di ammettere
 la tua sporca paura.
Crepe
che scavano voragini
in campi seminati,
e disseminano mine
al sole
che esploderanno
 al freddo
disintegrandoti.

Buongiorno.