Le mie giornate sono nomi, volti, ricordi, racconti, profumi che parlano intrisi di vissuti e viventi che rivivono e rivivranno in futuri vicini e presenti lontani, come se il tempo non macchiasse i loro progetti né i frammenti di vita che contengono pèrdono e mantengono. Sono colori, sapori e delusioni, illusioni e dissapori, cecità e visioni che fanno da padroni a incompleti tesori, custoditi con premura da chi vive di memoria. Esorcizzo i dolori come demoni che mi possiedono e mi perdo al loro interno sorgendo impersonale, incapace di decidere e distinguere la vittima dal carnefice. Vittima del giogo di passati turbolenti, che si inchinano al mio grembo come manipolatori fraterni, mentre attendono di penetrarmi e poi smembrarmi dal presente che incarno. Addio, vita nuova. Ti condanno allo smarrimento in tempi grigi che hai temuto e che ancora ti consumano tra le braci di ciò che non ami. Accontentati adesso, di concedermi il tuo corpo, che attraverserò con violenza fino a strappare via la carne della speranza neonata. Goditi le ombre che non hai superato, mentre ti vanti di traguardi che non hai raggiunto e ti vergogni di ammettere la tua sporca paura. Crepe che scavano voragini in campi seminati, e disseminano mine al sole che esploderanno al freddo disintegrandoti. Buongiorno.